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I Primi robot col cervello biologico

Muffa o Cellule di ratto? A voi la scelta

 Due Ricerche per certi versi analoghe ma soprattutto: a chi il primato?

  

Gordon si muove in maniera autonoma e, riconosce e schiva gli ostacoli. Ma c'è una caratteristica che lo rende unico: è il primo robot al mondo ad avere un cervello biologico. Il suo controllo non avviene attraverso chip di silicio, ma tramite vere cellule nervose di ratto coltivate in laboratorio. L'esperimento, che è stato messo a punto nell'università britannica di Reading, verrà presentato sul settimanale New Scientist. L'obiettivo è studiare i meccanismi legati alla memoria: gli studiosi sperano che da questo si possano fare nuove scoperte su malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, l'ictus o le conseguenze di lesioni cerebrali. Il cervello di Gordon, è composto dalle 50mila alle 100mila cellule nervose prelevate da embrioni di ratto. Coltivate in vitro, sono state riprogrammate per essere adattate al robot e disposte all'interno di una matrice con 60 elettrodi in grado di registrare i segnali elettrici delle cellule. Ogni volta che l'automa si avvicina a un oggetto, partono dei segnali inviati per mezzo degli elettrodi. In risposta, il cervello guida le ruote del robot in modo da fargli schivare l'oggetto. Il prossimo obiettivo dei ricercatori è ottenere un prototipo in grado di apprendere sulla base di segnali di tipo diverso. In modo da potere osservare, con la progressione dell'apprendimento, la maniera in cui la memoria si manifesta nel cervello ogni volta che il robot rivisita luoghi e situazioni che gli sono familiari.
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Psicoterapia online efficace quanto quella faccia-a-faccia


(ANSA) - SYDNEY, 7 OTT - Brutte notizie per gli psicoterapeuti, che rischiano di diventare un'altra categoria minacciata dalla miriade di servizi in internet. Uno studio dell'Unita' di ricerca clinica su ansia e depressione dell'ospedale St Vincent di Sydney indica che i programmi di terapia online hanno un'efficacia sostanzialmente maggiore delle visite di persona a uno psicologo o psichiatra. Secondo la ricerca pubblicata dalla rivista Australian and New Zealand Journal of Psychiatry, una serie di programmi su internet utilizzati da piu' di 1.000 persone mostra di aver prodotto migliori risultati di quelli ottenuti con specialisti in alcune delle migliori cliniche di salute mentale.
Gavin Andrews, direttore dell'Unita' di ricerca clinica e docente di psichiatria all'universita' del Nuovo Galles del sud, descrive i risultati dello studio come ''preoccupanti'' per i professionisti, dato che la relazione paziente-terapista e' sempre stata considerata parte fondamentale del trattamento. Inoltre, dato l'alto costo dei trattamenti, una simile terapia offre forti risparmi e consente a piu' persone di ottenere risultati efficaci, aggiunge.


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Bimbi digitali: bravi al pc ma non sanno nuotare né andare in bicicletta

 

Sempre più “tecnologici” ma meno inclini al movimento e alla vita all'aria aperta
E' questo il profilo dei bambini di oggi, realizzato da Avg, azienda informatica specializzata in software di protezione, secondo cui i piccoli sono molto più bravi ad usare il pc e oggetti affini che ad andare in bicicletta.
Il triste scenario emerge da un sondaggio svolto dalla società su 2200 mamme con bimbi di età compresa tra i 2 e i 5 anni, residenti in 10 Paesi diversi, Italia compresa. Confrontando le abitudini dei piccoli emerge che il 58% di essi, prevedibilmente, è in grado di utilizzare il computer  per giocare. Tuttavia, è inferiore la percentuale di chi invece sa andare in bicicletta (52%). Inoltre, a conferma della tendenza, dei bambini tra i 2 e i 5 anni il 19% sa giocare con uno smartphone mentre solo il 9% sa allacciarsi le scarpe da solo. Allo stesso modo, il 25% sa aprire un browser e navigare ma solo il 20% sa nuotare.

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"Sul web le donne sono più possessive"

Ricerca Usa: il 30% delle studentesse intervistate ha detto di aver chiuso tramite internet la relazione con il partner. Molte controllano gli sms sul telefonino di lui e monitorano cosa fa quando sta al pc. Gli uomini non sono da meno, ma utilizzano strumenti meno visibili. Gli esperti avvertono: "Rischio che si assecondi uno stereotipo"

Le donne spiano il partner molto più degli uomini. E spesso arrivano addirittura a lasciarlo via email. Secondo uno studio della East Carolina University a Greenville, Carolina del Nord, il sesso più abituato a vivere la relazione attraverso il computer è quello femminile. Sono le donne, stando a quanto riportato su Computers in Human Behaviour, le più intrusive e incapaci di rispettare la privacy, in nome del proprio bisogno di rassicurazione.
Di fronte alla possibilità di controllare il compagno non c'è buon proposito che tenga: lei trafuga il cellulare, si intrufola nella posta, controlla la cronologia del pc. Per capirlo, la sociologa Sloane Burke e i suoi colleghi hanno chiesto a 804 studenti di completare un sondaggio anonimo online in cui veniva chiesto loro se avessero mai utilizzato la tecnologia per spiare il partner. Circa i due terzi degli intervistati disposti a dichiarare il genere erano di sesso femminile.
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Tecnologia e solitudine: un sondaggio rivela un collegamento

Un sondaggio realizzato dall’Australian Relationship Queensland rivela che tra tecnologia e solitudine esiste un collegamento. Il risultato è il seguente: il 42% degli intervistati che ha dichiarato di utilizzare almeno quattro strumento di comunicazione web (Facebook, Twitter, blog, email) ha lamentato di essersi sentito solo nell’ultimo periodo, rispetto all’11% che invece ha dichiarato di utilizzare un solo di questi strumenti.


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Vivere con un Robot Umanoide?

Mentre da noi appare ancora un tabù in Giappone ci stanno provando: dopo aver creato M3-Kindy un bambino artificiale di 5 anni e un neonato, adesso un gruppo di scienziati ha “dato vita”a Noby, un bimbo-robot simile a un umano di 9 mesi. M3-Kindy è un bambino-robot di 5 anni, pesa 27 chilogrammi ed è dotato di una faccia molto espressiva, in grado di trasmettere diverse emozioni. M3-Kindy guarda e sente proprio come un bambino vero, grazie alle due telecamere nelle orbite oculari e ai due microfoni, tramite i quali dovrebbe riuscire a comprendere il linguaggio.
Noby è invece un neonato-robot di 9 mesi  alto 71 centimetri e pesa circa 8 chili, oltre a telecamere e microfoni, è dotato di una pelle davvero liscia come quella di un bambino, costituita da 600 sensori tattili. Il piccolo umanoide riesce a sentire e vedere quello che accade intorno a lui. Non solo: può anche reagire a tutti i segnali che provengono dall’esterno. Noby volta la testa e alza le braccia quando il suo collaudatore fa schioccare una nacchera accanto al suo orecchio. 

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Nuove tecnologie e nuovi modi di dare sostengno alla persona

Una notizia molto interessante tratta dal Corriere Della Sera su come si stanno muovendo i paesi europei rispetto all'uso delle nuove tecnologie nella cura e sostegno delle persone. L'Italia si trova indietro sotto questo punto di vista e ancora molti sono gli stereotipi e pregiudizi rispetto all'aiuto concreto che le nuove tecnologie possono dare a diffondere il benessere della persona e della società.  In Francia i medici di base dal 2011 lavoreranno anche attraverso la webcam, facilitando il contatto con gli esperti da parte dei cittadini delle regioni più periferiche, ma anche dando possibilità a chi vive o viaggia all'estero di rivolgersi a un medico che parla la propria lingua. Lascio ora alla lettura di questo interessantissimo articolo, a firma di Adriana Bazzi ( qui l'articolo originale)

Luca Mazzucchelli


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Potenziare l’Intelligenza Emotiva (EI)


Diversi studi hanno dimostrato l’importanza dell’EI per la qualità della vita e il benessere, per il successo scolastico, accademico e professionale.


Il settore della ricerca italiana è vivo e vitale e noi della Redazione OPT ci teniamo a sottolinearlo, il nostro occhio punta da nord a sud, sempre con curiosità e spirito critico, alla scoperta di tutte le innovazioni che i talentuosi ricercatori italiani ci offrono. Spesso i media tendono a dare risalto a sedicenti luminari stranieri dimenticando quanto di buono è stato già fatto in casa nostra e nonostante tutte le difficoltà Politico-Burocratiche presenti nel Bel Paese. Del resto i maestri del “far di necessità virtù” siamo Noi! 
Oggi ci occupiamo di un efficace strumento multimediale per la valutazione e il potenziamento dell'Intelligenza Emotiva in bambini e preadolescenti. Si tratta di un software, che costituisce un unicum in Italia, ispirato al modello di Mayer, Salovey e Caruso che considera l'EI come la sintesi di quattro abilità cognitivo-emotive: percezione, uso, comprensione e gestione delle emozioni. Il programma è composto da un modulo di assessment e un modulo di training. Nella sezione di assessment vengono valutate le abilità di percepire le emozioni espresse in volti, in figure astratte o in brani musicali; di comprendere le emozioni, nel loro mutare e combinarsi in miscele emotive; di utilizzare le emozioni per facilitare il pensiero e il problem solving emotivo; di gestire le proprie emozioni sia sul piano individuale che nelle relazioni con gli altri.

 


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