| Gruppo AlgeriMazzucchelli Psicologia Innovativa L'INNOVAZIONE al servizio della PSICOLOGIA e del BENESSERE |
| Curare le fobie con il virtuale |
| Questo articolo è stato letto: 373 volte |
|
Curare fobie, ansie e ossessioni attraverso la realtà virtuale. E’ questa l’ultima importante conquista ottenuta dalle nuove tecnologie. Il ricercatore Willem-Paul Brinkman della Delft University of Tecnology, ha messo a punto un programma, denominato VRET (Virtual Reality Exposure Therapy), che si pone come obiettivo principale, il trattamento e la risoluzione di numerosi disturbi d’ansia. Il vantaggio della VRET risiede nella sua possibilità di applicazione in diversi ambiti: dall’ansia generalizzata, alla paura di volare, dalla claustrofobia sino ai disturbi quali la sociofobia.
Per quanto riguarda la paura di volare, ciò che è stato messo a punto dal Dipartimento, è un sedile simile a quello presente negli aerei, in grado di vibrare e di simulare i movimenti tipici, presenti, quando ci si trova ad alta quota e durante i classici “vuoti d’aria”. Accanto a tale strumento, a rendere l’intervento ancora più realistico ed efficace, è l’utilizzo di un casco che, una volta indossato, introduce il paziente all’interno di un ambiente virtuale che simula la situazione di volo in tutte le sue fasi. Nel corso del “volo virtuale”, il soggetto, supportato da un professionista, viene invitato a “lasciare a terra” le sue paure e di conseguenza a fronteggiare, all’interno di un contesto protetto, ansie, pensieri e preoccupazioni connessi al volo.
Rispetto a chi soffre di sociofobia, invece, i ricercatori hanno messo a punto un ambiente virtuale, più precisamente un pub, che fornisce ai terapeuti la possibilità di ricavare numerose informazioni sulle modalità di relazione messe in atto dal paziente nonché le sue difficoltà principali. Obiettivo prossimo degli studiosi del Dipartimento, sarà quello di rendere ancora più realistico l’ambiente virtuale, inserendo numerose opzioni tra le quali:
![]() Fine ultimo della ricerca consiste nel fornire una nuova metodologia per la terapia cognitivo-comportamentale che possa aiutare i pazienti ansiosi ad affrontare le situazioni tipiche della vita quotidiana. Le simulazioni virtuali, per esempio nel caso del soggetto socio fobico, unitamente al supporto del terapeuta, dovranno servire al paziente a superare l’ansia scatenata del sentirsi al centro dell’attenzione e nel condurlo a prendere consapevolezza della costruzione cognitiva “distorta” di sé e degli altri che si è creato. Per esempio se un soggetto socio fobico, nella vita reale, durante la fila alle casse di un supermercato, decide di andare via poiché sente lo sguardo delle persone dietro di lui puntato addosso, nel percorso terapeutico virtuale, lo psicoterapeuta, interviene, chiedendo al paziente di rimanere per un tempo ben preciso. In questo modo il paziente, esplorando l’ambiente e guardandosi intorno, ha modo di rendersi conto e constatare che la persona di cui temeva lo sguardo, in realtà, ha smesso di osservarlo e di sperimentare, dunque, una riduzione della sua ansia.
REDATTRICE OPT
Dott.ssa Simona Lauri
[Fonte: "In therapy with avatars: Virtual technology to combat phobias, psychotic disorders", Delft University of Technology]
(Credit: Image courtesy of Delft University of Technology) |
Commenti