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Internet e psicologia

"Sul web le donne sono più possessive"

Ricerca Usa: il 30% delle studentesse intervistate ha detto di aver chiuso tramite internet la relazione con il partner. Molte controllano gli sms sul telefonino di lui e monitorano cosa fa quando sta al pc. Gli uomini non sono da meno, ma utilizzano strumenti meno visibili. Gli esperti avvertono: "Rischio che si assecondi uno stereotipo"

Le donne spiano il partner molto più degli uomini. E spesso arrivano addirittura a lasciarlo via email. Secondo uno studio della East Carolina University a Greenville, Carolina del Nord, il sesso più abituato a vivere la relazione attraverso il computer è quello femminile. Sono le donne, stando a quanto riportato su Computers in Human Behaviour, le più intrusive e incapaci di rispettare la privacy, in nome del proprio bisogno di rassicurazione.
Di fronte alla possibilità di controllare il compagno non c'è buon proposito che tenga: lei trafuga il cellulare, si intrufola nella posta, controlla la cronologia del pc. Per capirlo, la sociologa Sloane Burke e i suoi colleghi hanno chiesto a 804 studenti di completare un sondaggio anonimo online in cui veniva chiesto loro se avessero mai utilizzato la tecnologia per spiare il partner. Circa i due terzi degli intervistati disposti a dichiarare il genere erano di sesso femminile.
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Facebook, medici: meglio se non accettano l'amicizia dei pazienti

Facebook è senza dubbio luogo di incontro ideale per mantenere i legami con amici e familiari, vicini o lontani, ma non rappresenta, sicuramente, il modo migliore per instaurare un corretto rapporto medico-paziente.
È ciò che emerge da una ricerca condotta su più di 400 medici del Rouen University Hospital (Francia), il 73% dei quali dichiarava di avere un profilo sul social network in questione. L’intero campione ha, poi, risposto ad un questionario e 8 soggetti su 10 ammetteva di essere costantemente presente da almeno un anno su Facebook. Il 24%, di questi, inoltre, affermava di connettersi per più ore al giorno ed il 49% solo una volta al dì, più volte alla settimana. In più, quasi tutti avevano pubblicato dati reali con tanto di foto personali.
 

Internet: psicologia della password

Ma sono davvero così segrete le parole chiave che utilizziamo in molti campi della nostra vita, dalla banca ad internet? Secondo una psicologa inglese la risposta è “No!”. Anzi, sono in grado di rivelare molti aspetti della nostra personalità.
Dimmi che password usi e ti dirò chi sei. A rilevare le motivazioni psicologiche che spingono a scegliere una parola chiave per entrare nel proprio computer (o per leggere la posta o ancora per collegarsi ad internet) ci ha pensato una professoressa inglese. Che ha scoperto come, in realtà, di segreto nelle password c’è ben poco, perché dietro ad essa c’è molto della nostra personalità.
Lei si chiama Helen Petrie , studiosa delle interazioni fra computer e mente umana presso l’Università di Londra, ed ha condotto un sondaggio su 1200 utenti informatici in collaborazione con l’azienda britannica CentralNic dal quale è riuscita a classificare quattro tipologie di password. Le più usate sono quelle “affettive”, derivanti da un nome familiare (il fidanzato, il figlio, un animale domestico) che rappresentano ben il 47,5 per cento dei casi. Tra queste le più predominanti, una su due, sono legate al proprio nome o a variazioni su esso.
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Il narcisismo digitale: specchiarsi nel web

Il termine narcisismo deriva dal mito greco di Narciso, giovane di Tespi, figlio della ninfa Liriope e del Dio del fiume Cefiso, che si innamorò della propria immagine per la sua eccezionale bellezza.

Il narcisismo indica una condizione psicologica ma anche culturale e sul piano personale esso assume sia connotazioni sane che patologiche: parliamo di un narcisismo sano o “normale” quando l’investimento su se stessi è sinonimo di autostima e di amor proprio; esso invece, diviene patologico quando l’amore è diretto solo verso se stessi e si è incapaci di rivolgere la propria affettività ad altri. Da un punto di vista culturale, invece, il narcisismo corrisponde ad una mancanza di valori, di superficialità e di senso di umanità che porta gli individui a disinteressarsi a ciò che li circonda.


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Quando la tecnologia è vissuta come un nemico


 

La tecnologia vi fa paura? Anche il sol pensiero di utilizzarla, sfruttarla o l’ipotesi che possa far parte della vostra vita vi terrorizza? Il vostro timore potrebbe avere un nome ed essere classificato come un vero e proprio disturbo, la TECNOFOBIA.

Con il termine tecnofobia non viene fatto esclusivo riferimento al computer (in quanto tale tipologia di disturbo viene etichettata come TECHNOSTRESS), bensì abbraccia anche altre fobie specifiche verso altre tecnologie, dai forni a microonde ai telefonini. Volendo fare una chiarezza terminologica, possiamo dire che non tutte le persone che presentano un disagio verso le nuove tecnologie sono tecnofobici. Lo stress da tecnologia, che ha come sintomatologia l’ansia, l’irritabilità, il mal di testa e la difficoltà ad interagire con il computer, diviene una vera e propria fobia quando scatena avversione totale e incontrollata verso i computer (si arriva a parlare di computer rage), cui si affianca una manifestazione acuta d’ansia, che può comparire al solo pensare un eventuale utilizzo del pc; ansia che si traduce in impossibilità ad utilizzare il computer, quand'anche questi venga riconosciuto potenzialmente utile dai tecnofobici, con importanti conseguenze invalidanti, a diversi livelli, per i soggetti.

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