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| Quando la tecnologia è vissuta come un nemico |
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Con il termine tecnofobia non viene fatto esclusivo riferimento al computer (in quanto tale tipologia di disturbo viene etichettata come TECHNOSTRESS), bensì abbraccia anche altre fobie specifiche verso altre tecnologie, dai forni a microonde ai telefonini. Volendo fare una chiarezza terminologica, possiamo dire che non tutte le persone che presentano un disagio verso le nuove tecnologie sono tecnofobici. Lo stress da tecnologia, che ha come sintomatologia l’ansia, l’irritabilità , il mal di testa e la difficoltà ad interagire con il computer, diviene una vera e propria fobia quando scatena avversione totale e incontrollata verso i computer (si arriva a parlare di computer rage), cui si affianca una manifestazione acuta d’ansia, che può comparire al solo pensare un eventuale utilizzo del pc; ansia che si traduce in impossibilità ad utilizzare il computer, quand'anche questi venga riconosciuto potenzialmente utile dai tecnofobici, con importanti conseguenze invalidanti, a diversi livelli, per i soggetti.
Il COMPUTER RAGE, letteralmente tradotto, significa “Rabbia da Computer” è una delle nuove “tecnomalattie” della nostra epoca. I sintomi di questa malattia comportamentale sono i seguenti: insulti al video, improvvisi scatti d’ira, tastiere distrutte e lancio del mouse o di altri oggetti nella zona antistante al pc verso le pareti.
Per quanto concerne le variabili antecedenti e correlate, il costrutto di tecnofobia è stato spiegato in letteratura facendo ricorso sia ad abilità cognitive matematiche sia a fattori di personalità ; in modo particolare, i tecnofobici mostrano alti livelli di nevroticismo. Alcuni si sono chiesti se l’ansia da pc e la tecnofobia corrispondano ai criteri diagnostici del DSM-IV-R per le fobie specifiche. In modo particolare, Thorpe e Brosnan nel 2005 hanno avviato una serie di ricerche empiriche per rispondere a tale quesito, arrivando alla conclusione che la tecnofobia potrebbe essere presente nel Manuale Diagnostico tra i disturbi fobici specifici, presentando tratti comuni per livelli di ansia percepiti e pensieri persistenti. In modo particolare, le sovrapposizioni con altre fobie specifiche riguardano una paura riconsciuta essere dei tecnofobici eccessiva ed irragionevole, una risposta di ansia alla sola presenza di un computer o addirittura l’insorgere dell’ansia anche solo immaginando l’immediato utilizzo del pc, ed infine l’evitamento di situazioni in cui si è costretti all’utilizzo del computer, con ovvie ricadute, specie in termini di benessere, crescita e soddisfazione occupazionale.
Secondo gli psicologi americani, che hanno iniziato a studiare il fenomeno a metà degli anni ’80, questo nuovo disturbo dell’era industriale è soprattutto una reazione causata dalla paura di cadere in una sorta di “disgrazia sociale”, un sentimento di inadeguatezza che provoca angoscia, tensione, difficoltà nei processi comportamentali e di apprendimento.
Secondo una recente ricerca, la tecnofobia potrebbe essere prevedibile, fin dai primi mesi di vita, anzi prima, grazie agli ormoni. Proprio così! Secondo un team di ricercatori britannici, dell’Università di Bath, questa particolare fobia potrebbe essere già iscritta nei geni del piccolo ancora dentro la pancia della mamma, o, meglio, nei suoi ormoni. Sarebbero proprio gli ormoni le “spie” che rivelano e consentono una diagnosi prenatale della tecnofobia. In questo studio, pubblicato sulla rivista “Personality And Individual Differences”, l’esposizione prenatale al testosterone ha un impatto sullo sviluppo del cervello, modificando l’atteggiamento del soggetto nei confronti della tecnologia durante la vita, rendendone più facile la comprensione o l’utilizzo.
Gli esperti sono giunti alla conclusione, valutando i livelli di esposizione prenatale all’ormone, verificabile attraverso il confronto tra la lunghezza del dito anulare e l’indice, di un gruppo di studenti e appassionati di informatica con studenti di altre facoltà . I livelli sono risultati più elevati negli studenti di informatica, che, per scelta di studi e professione, difficilmente potrebbero essere affetti da tecnofobia.
L. Rosen e M.Weil, i due studiosi autori del volume “Technostress”, hanno individuato tre tipologie di utenti intimoriti dagli strumenti hi-tech.
Il grado di misurazione della tecnofobia si basa su un test elaborato nel 1987 chiamato CARS (Computer Anxiety Rating Scale) e sperimentato per la prima volta su un campione di 270 studenti di psicologia. Il modello ha subito, negli anni, vari adeguamenti dovuti ai cambiamenti socio-culturali e, ancora oggi, figura a volte tra le prove psicoattitudinali proposte ai dipendenti di alcune aziende, alle matricole prima dell’iscrizione al college, e perfino agli scolari più giovani.
Questo tipo di autovalutazione va considerato, comunque, un beneficio d’inventario.
Ma come rimediare se ci si scopre tecnofobici? Niente paura! Gli esperti indicano una soluzione ispirata prevalentemente al buon senso. L’ansia diminuisce man mano che aumenta la pratica con gli strumenti; il modo migliore per prendere confidenza è fare un passo alla volta, magari sotto la guida di formatori specializzati. Tenendo comunque ben presente il fatto che, nel peggiore dei casi, la macchina probabilmente non risponderà ai vostri comandi, ma certo non vi prenderà a morsi. E, se vi sembra troppo semplice, siete già sulla via della guarigione.
REDATTRICE OPT
Dott.ssa Cecilia Pecchioli Catelani
FONTI
http://www.tantasalute.it/articolo/tecnofobia-diagnosi-prenatale-grazie-agli-ormoni/23057/
http://www.mediamente.rai.it/articoli/20011106h.asp
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